Negli ultimi post ho parlato di api, ma per notare le piccole meraviglie che la natura ci offre, come per molte altre cose, serve presenza.

Ti sei mai chiesto/a se tendi più a “fare” o a “essere”? La nostra mente ha due differenti modalità, chiamate modalità del fare e modalità dell’essere.

Nella modalità del fare la nostra mente ci porta a individuare costantemente le discrepanze fra come vorremmo o come dovrebbero essere le cose e come invece sono (non vi vengono in mente alcune persone un po’ troppo specializzate in questa modalità? ). La nostra mente fa questo per renderci più efficienti e aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza (ad esempio, un uomo nota di avere meno cibo di quanto gliene serva per sopravvivere e questa scoperta scatena delle emozioni negative spiacevolissime che lo inducono a impegnarsi subito con sollecitudine e impegno per procurarsene altro). Nella vita delle discrepanze sono sempre riscontrabili e scatenano emozioni fastidiose che in un contesto sano hanno un’utilità; è l’utilizzo disfunzionale di questa modalità a renderla dannosa.

La modalità dell’essere consiste nell’essere presenti a ciò che accade, sperimentandolo nella sua pienezza, in quanto tale. La differenza non consiste nel non agire (nulla ci vieta di agire!), ma nell’osservare le cose con attenzione vigile e curiosa, non giudicante, senza aspettative. Tornando all’esempio di prima, lo stesso uomo potrebbe osservare gli stessi eventi e compiere le stesse azioni (o differenti azioni) con attenzione e distacco, senza disperarsi né infuriarsi.

Purtroppo questo è tutt’altro che facile!

Tornando allo scherzoso titolo di questo articolo, che in questo caso non si riferisce alla stupidità (come il detto cui si ispira) ma proprio a esserci, presenti, qui e ora, momento per momento… non so voi, ma io, per ora, nella vita di tutti i giorni, per la maggior parte delle volte “ci faccio”, anche se a volte riesco anche a “esserci”.

D’altronde anche il più lungo dei viaggi si fa un passo alla volta.

E tu… a che punto sei?

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